Bordatino Livornese, una zuppa tutta Labronica



Cari seguaci del blog, continuiamo oggi il nostro viaggio nella tradizione culinaria Livornese. Riallacciandoci all’ articolo pubblicato in precedenza, quello sul Cacciucco, rimaniamo oggi in tema con un primo piatto sicuramente meno noto della famoso piatto a base di pesce livornese ma non per questo meno importante nel folclore labronico. Il piatto di cui vado a parlarvi oggi è il “Bordatino Livornese”, quanti di voi lo conoscono? Benchè dal nome non è che invogli molto all’assaggio, devo assicurarvi che è un piatto decisamente buono che ben si addice ad essere mangiato in questa stagione invernale. Il Bordatino è infatti una zuppa e come tutte le zuppe svolge il ruolo di piatto principe della stagione fredda.
Nato attorno al 1700 si pensa che l’origine del nome “Bordatino” vada ricercata nel fatto che nacque a bordo delle navi che alimentavano con i loro traffici, il commercio da e per Livorno nel Mediterraneo. All’epoca era considerato anche un piatto unico, caldo ed  in grado di sfamare con poco e riscaldare non soltanto i marinai impegnati durante la navigazione (durante la quale il cibo a disposizione spesso era razionato a dovere) ma anche i portuali che si davano alla manodopera pesante.
Mentre in origine si usava come ingrediente base la farina di grano saraceno, con l’avvento della farina gialla si iniziò a sostituirla, ottenendo quindi una sorta di polenta a cui venivano poi aggiunti ingredienti rigorosamente d’avanzo o del giorno prima. Un ingrediente in modo particolare non poteva mai mancare nel Bordatino, i fagioli rossi. Oltre ai legumi gli altri ingredienti del bordatino erano: carote, cipolle, sedano, cavolo nero, aglio e prezzemolo, il tutto condito poi con olio (meglio se extravergine) di oliva.
Come si capisce dagli ingredienti riportati era una zuppa piuttosto corposa dal sapore deciso.
Nonostante la “povertà” degli ingredienti utilizzati, ecco quindi che si spiega come questa zuppa potesse rappresentare un piatto degno di un marinaio imbarcato o di un manovale stanco e affaticato.
Concludo dicendo che con questa ricetta tradizionale e perché no attualissima, i nostri avi ci ricordano ancora una volta le nostre origini, ma anche un valore importante ieri come oggi, il non sprecare mai, quando possibile il cibo. Poiché dagli avanzi spesso e volentieri si ottengono piatti da leccarsi i baffi.


                                                                                        di M. per il Trio Libeccio

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...